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Archive for ottobre 2007

Il lecchinaggio impera nel notiziario, diretto da Liguori, che interrompe i programmi della notte.

da diritto industrialeNemmeno Emilio Fede, sempre in primo piano su “Striscia la notizia” per le quotidiane devozioni verso il Cavaliere era giunto a tanto. Ma i giornalisti di Liguori devono avere un particolare tipo di schiena flaccida se, giornalisti come dovrebbero essere, gettano alle ortiche ogni dignità pur di fare grande il Padrone. Ma la notte fra il 29 e 30 ottobre la sottomissione è stata sublime. Si trattava di “relazionare” sul fatto che il Cavaliere aveva aperto i Master (in effetti “corsi”: leggi fino in fondo) di Publitalia. Sentite il “giornalista” :« Il Presidente Berlusconi ha aperto oggi i Masters di Publitalia tenendo una “Lectio inauguralis” in cui ha racontato esperienze della sua gioventù». Formidabile l’operazione del lecchino che ha orecchiato ben altre lectiones, inventando sull’ esempio di una Lectio magistralis (cioè da maestro) in occasione di una laurea ad honorem. (Vabbè che il cavaliere nei momenti epici racconta di essersi mantenuto agli studi nientemeno che alla Sorbona strimpellando nei piano bar). Ma un giornalista queste cose non le deve fare, anzi non le può fare. Non può pretendere di trasformare l’inaugurazione di un corso di Publitalia in un’atto divinatorio. Già perché, a parte il fatto che in latino “inauguralis” non esiste, se volessimo perdonare “schiena molle” per averlo fatto derivare da “auguralis” sempre a bomba torneremmo. Auguralis è un’azione relativa all’augure, che a Roma era un indovino che prediceva il futuro: dal volo degli uccelli.

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Carlo Federico Grosso giudica “devastante” la proposta di AN e Forza Italia

Sbirciavo il TG3 , più precisamente la trasmissione “Shukran”, quando mi è apparso il faccione della signora Bertolini, credo, perché il nome non lo ho colto bene tanto ero scandalizzato dalle parole, che illustrava una proposta che mi sembrava sempre più spaventosa ma mano che la signora andava avanti. In poche parole : «Il prelievo obbligatorio del DNA per quegli immigrati che vogliano far entrare in Italia moglie e figli» La bionda e giunonica signora era convinta, pacifica sorridente, mentre blaterava di convenienza per gli immigrati stessi, sicurezza (e certezza della razza probabilmente). Non si limita dunque alle pacifiche proposte di legge come le «Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della ‘sfoglia emiliano-romagnola’» persegue un controllo invasivo delle più intime caratteristiche degli immigrati – specie se di colore – perché la violenza non è mirata a cittadini europei (ora le hanno sottratto i rom) o USA, ma a quella massa di migranti che affogano presso le nostre coste del sud Italia. (altro…)

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L’ultima lezione di Randy Pausch

E’ quasi un mese che si diffonde dentro la “blogosfera” la notizia dell’ ultima lezione di Randy Pausch. Qualcuno la appunto definita “la lezione che non finirà mai”. Il Professor Pausch ha da tre a sei mesi di vita (drammaticamente ridotti nel frattempo per cancro al fegato) ed invece di ritirarsi nel suo dolore e ne avrebbe avuto ogni diritto, ha voluto tenere la sua ultima lezione. Mi sembrava superfluo, per quanto la notizia circola sul web, riprenderla con un atto di pappagallismo. Ma non è così. La blogosfera è immensa, irraggiungibile nei confini e accade molto e troppo spesso che una enorme quantità di persone non raggiunga (e sarebbe d’altro canto impossibile) tutte le notizie e prima di ogni cosa le notizie degne di essere conosciute, diffuse e tramandate. Per questo riprendo da questo blog il filmato di Youtube con le ottime notizie contenute ed approfitto della traduzione italiana che trovato sul blog di Alessandro Gilioli. Esistono , sull’argomento, varie versioni filmate che vanno sotto il titolo “The last lecture of Randy Pausch”, in più spezzoni dei quali vi presento il primo oltre alla citata traduzione di Gilioli.

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Don Brown non  avrebbe fatto tutte quelle supposizioni sui misteri di Leonardo e l’Ultima cena se avesse avuto a disposizione questo strumento che guarda il capolavoro con 16 Gigapixel di impressionante definizione, a meno che nonlo facciano i suoi appassionati a trovare particolari inediti ed inquietanti. Il sistema è talmente spinto che consente,  di “zoomare” in qualsiasi porzione del dipinto, per a cogliere nitidamente particolari con una superficie di appena 1 millimetro quadrato.

 Il sito dell meraviglie è :
http://www.haltadefinizione.com/it/

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Ennesimo esempio di quanto siamo succubi, psicologicamente, direttamente ed indirettamente, ai dictat della Casa Bianca. L’omicidio Calipari, funzionario dello Stato morto nell’adempimento del dovere e decorato di medaglia d’oro (che la vedova giustamente si accinge a restituire per la pagliacciata presente) per essersi sacrificato al fine di salvare la vittima di un rapimento, Giuliana Sgrena, è un omicidio comune. Come quello di un contadino ammazzato dal vicino per fatti di confine. Non l’agente dello Stato inviato per reagire ad un rapimento politico per costringere il Governo a mutare la propria politica estera, ma una comune vittima della strada. Così ha suggerito la Casa Bianca per non lordarsi con l’ azione criminale di Lozzano e dei suoi mandanti. Così hanno eseguito i magistrati italiani. Dalla stampa che cita i trattati leggiamo: « che il governo di centrodestra, nell’aderire alla missione in Iraq, avrebbe sottoscritto nero su bianco un impegno a passare sopra a eventuali delitti compiuti dai soldati nostri alleati ». E qui la ragione del difetto di giurisdizione che invece esiste per fatti compiuti all’estero su un cittadino italiano. Berlusconi, nella sua folle volontà di compiacere Bush e sedersi al tavolo delle trattative (ricordiamo qualcun altro con le stesse velleità) per avere più petrolio, magari, ha rinunciato alla sovranità nazionale e partecipato a quell’odiosa commissione che assolse subito Lozzano e della quale volevano farci credere di essere complici attribuendo a Calipari la responsabilità della propria morte.

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Non è andata giù, al segretario di stato vaticano l’inchiesta di La repubblica su quanto ci costa la Chiesa e, abbandonate le pose spirituali, ha monetizzato subito il servizio: « Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa: l’apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società ». Come a dire il lavoro ve lo facciamo (e non importa se tutti lo vogliono) e quindi pagatecelo. Una comoda interpretazione di quel famoso “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Un malizioso burlone tradurrebbe la pretesa bertoniana in “e che Cesare lasci a Dio anche la sua parte”.

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