La Domenica di Sangue *
Dicembre 18, 2007 di arouetvoltaire

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La situazione interna precipitò nel dicembre dello stesso anno nel Capoluogo.. Una gran numero di soci e operai ormai stanchi si autoconvocò spontaneamente in una delle sedi per esaminare la gravità della situazione. Malgrado la dimostrazione fosse pacifica e composta da fedeli associati l’ Autorità fece schierare gli accoliti più duri per controllare e reprimere quelli che chiedevano, in fondo, solo chiarezza e giustizia. Ma la decisione era presa: «reprimere e metter sotto controllo magari sostituendo i capipopolo con personaggi di più sicura fede realista». La situazione era tragica perché Ulani e Granatieri erano pronti all’attacco con le sciabole sguainate e sarebbe corso molto sangue. Ma come si era giunti a quel punto? Le avvisaglie si erano manifestate circa un anno, o un anno e mezzo prima quando l’Associazione si era ingrandita con nuovi adepti che risultarono subito ansiosi di vivificare il proprio dipartimento che in effetti si ingrandì con apertura di nuovi centri di discussione che si dimostrarono ben presto molto attivi facendo proseliti sul territorio. Si dotarono prima di un giornale a carattere tecnico ed in un secondo momento ne aprirono un secondo che ebbe subito una vastissima diffusione tanto che il lettori in breve raggiunsero quelli del vecchio foglio serioso. Alcuni osservatori notarono che il punto di frattura, anche se non manifesto, ma strisciante per il territorio ebbe il suo apice nelle elezioni di fabbrica in cui la mole degli operai favorevoli all’Associazione si diede una organizzazione coesa che ribaltò i vecchi rapporti di forza, come accade in tutte le commissioni operaie, dove l’ala progressista ebbe la meglio emarginando le frange che erano state meno attive nella precedente gestione. Sempre altri osservatori, questa volta anche esterni, raccontano che in un successivo passaggio si consumò la vendetta con l’esclusione dalle cariche direttive locali dei cosiddetti “facinorosi più attivi”, ad altri di fede non cristallina fu chiusa l’ascesa alla casa Madre. Vendetta che non si poté consumare sino allo stremo per la personalità di taluni soci che assursero addirittura al Consiglio di Amministrazione della Casa madre. Ma i lettori si chiederanno a questo punto: «Poi si è avuta la ricomposizione, o come, al contrario, potrebbe produrre la fabbrica?». La risposta diventa complicata per ulteriori accadimenti che sono talvolta ineluttabili quando al buon senso si sostituisce un certo avventurismo guascone. Uno degli stabilimenti della produzione, a seguito di quello che veniva giudicato un affronto, piuttosto che un’alternanza di quadri, uscì dall’ Associazione chiudendosi nella propria Turris Eburnea e incaponendosi in un antica pratica comune, sebbene con diversi intenti, nella Grecia di Pericle: l’ostracismo. Raccontano che l’ ostrakon fu consegnato, dai “fuoriusciti senza più titolo”, agli operai che si erano da sempre dimostrati fra i più attivi nella Fabbrica. Ma si trattava della Fabbrica più grande ed attiva di tutto il Comprensorio – raccoglieva più della metà degli operai ed almeno una decina di laboratori- e quei quasi quattrocento operai si arrabbiarono assai per le vessazioni portate nei confronti dei loro compagni così che – quasi dopo un hanno di inattività- fecero in modo che questi volenterosi potessero aprirsi la loro Fabbrichetta di quasi 50 operai. Apriti cielo. Accadde il ’48, come dicono a Napoli riferendosi ai moti di liberazione nazionale dal giogo del re Franceschiello ‘o cafone come ebbe a definirlo la Regina quando, ad un pranzo ufficiale, le levò la sedia da sotto il sedere. Apriti cielo, i fuoriusciti (sta per significare che nonavevano rinnovato il contratto con l’Associazione) pur non facendo più parte della Casa Madre vi impiantarono un pandemonio spacciandosi ancora per vecchi operai e, nessuno lo crederebbe in un mondo normale, qualcuno tentò di dar loro ragione processando i “veri” operai, non solo, ma “condannanndoli” «con dei se e dei forse» a mezzo di un papiello anonimo che gli avvocati degli operai definirono “cartastraccia”. Pare che il CdA della Casa Madre non abbia preso piena cognizione dei fatti e voglia punire l’Associazione. Dicono che i 400 operai siano molto arrabbiati, già in una località marina una sessantina si sono chiusi fuori della loro Associazione e indisturbati continuino a produrre. Nel territorio invece la turbolenza cresce con l’insofferenza per l’incomprensione e l’offesa subita e molti, si dice, meditano di cambiare Associazione o farsene una indipendente.
* La Domenica di Sangue si svolse a san Pietroburgo il 22 gennaio 1905.

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[...] noi Comunisti della Federazione di Cagliari ricordare sempre quel monito. Ad esso si riallaccia un “racconto” che sottopongo alla lettura dei [...]
Leggendo questo racconto russo mi sembra che sia robba successa qui in sardegna.