povero uomo : no al diritto « d’amplesso »
Settembre 25, 2007 di arouetvoltaire
… la cassazione spegne i bollenti spiriti di un marito calabrese . No se lei non vuole.
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Confermata condanna a marito che obbligo’ moglie a rapporto (ANSA) - ROMA, 25 SET - Non si puo’ esigere dal partner, sia all’interno del matrimonio o di una convivenza, ‘un diritto all’amplesso’. Lo sottolinea la Cassazione. La Suprema corte ha confermato la condanna per violenza sessuale ad un marito che aveva costretto la moglie ad avere un rapporto sessuale. E’ stata quindi respinta la tesi di un calabrese in base alla quale nell’ambito di una coppia e’ da ritenersi che ci sia sempre ‘un consenso putativo’ per il partner al rapporto sessuale.
( VAR) E’ violenza carnale, o come dice l’articolo 609 bis del codice penale « sessuale », costringere il partner ad un rapporto sessuale. L’opera continua della Cassazione e della Consulta stanno, man mano distruggendo il codice fascista riguardo ai reati sessuali dove l’uomo conservava una supremazia non indifferente specie se riguardiamo al “delitto d’onore” che come lo concepiva il vecchio articolo 587 del CP recitava « Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella ».
Il maschio si prese una bella botta -dicono il maschio del sud specialmente, ma mentono- quel lontano 3 dicembre del 1969 quando la Corte Costituzionale non solo gl’impedì di far fuori le donne della famiglia, ma lo dichiarò potenziale concubino. Ma le tante facilitazioni connesse al delitto d’onore continuarono a vivacchiare addirittura sino al 1981.
Oggi invece, nulla è cambiato, almeno dal punto di vista del comportamento visto che ci si deve ancora dedicare alla « repressione del mandrillaggio familiare »
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