
Per me il latino era una lingua “famigliare” e non mi ero mai reso conto di quanto invece fosse lingua difficile, arcana, inarrivabile e di potere per molta, moltissima gente. Ne ebbi contezza nel 1982 leggendo un libro, fresco di stampa, di Joyce Lussu poi raccolto in un altro dal lungo titolo (ne conteneva almeno tre se non contiamo i racconti autonomi) : “Sherlock Holmes il Libro perogno Storie” (il lavoro editoriale Ed. Ancona 1987 pp.272). Intendo qui ricordare per i miei scopi “il libro perogno” che mi incuriosì sin dal titolo tanto che fui, più e più volte, tentato di andare al disvelamento dell’arcano. Elisabetta Lovico, che Joyce incontra avvolta nel corpetto azzurro del costume orgolese,
era una “sibilla” – il libro è pieno di donne, streghe, maghe e sibille – particolare che viveva nei termini di una incontaminata legge universale ch’essa derivava da un libro: il libro perogno. Incomprensibile termine non solo per la Joyce, ma anche per il suo accompagnatore nuorese Raffaello Marchi. Dopo lunga conversazione, Elisabetta era analfabeta, ma si rifaceva alla tradizione data delle donne che un tempo sapevano leggere, si scoprì l’arcano il libro perogno era un vecchio libro in latino, probabilmente di messe e preghiere, che iniziava con “per omnia saecula saeculorum”. Una sibilla laica, che mette paura ai preti, indottrinata da un libro della liturgia cattolica è il massimo che potessi evocare per il fallimento della reintroduzione del “Missale romanum ex decreto SS. Concilii tridentinum restitutum, SS.Pii V Pont. Max. jussu editum”. Dove quel restitutum significa proprio riportato al vecchio (senza cioè i malefici influssi della tempesta luterana) e iussu editum gli conferisce la perentorietà pontificale. Ora dell’infallibilità del Papa, dogmticamnete affermata da Pio IX nel Vaticano I, non tutti sono convinti nemmeno fra i teologi v. H. KUNG (L’infallibilità, Mondadori, 1977, p.65; La Chiesa, Queriniana, 1969, p. 541) e soprattutto Hasler e de Rosa, e di un papa che per riavvicinare lo scismatico Lefevre rinnega Giovanni XXIII, molti fra vescovi e sacerdoti, non si fidano così che da Don mazzi a Don Gallo, sino al vescovo di Caserta, della Missa tridentina non ne vogliono sentire. E poiché Ratzinger non poteva agire d’imperio e ha dato la facoltà al prete di tornare al latinorum – se i fedeli lo richiedono – il Vescovo di Caserta ha alzato la soglia. Quaranta non bastano e la messa si dice in italiano. Tutto nonostante le proteste di Raffaella.
LATINORUM: dal «libro perognoۛ al flop della messa tridentina
Settembre 16, 2007 di arouetvoltaire
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Non sono ovviamente d’ accordo. Primo: anche il novatore Rosmini concordo’ che l’ abolizione del latino avrebbe comportato un male superiore al beneficio. Infine il Concilio Vaticano II , attuale “superdogma”, non ha MAI sancito l’ abolizione della Messa tridentina e tanto meno del latino. Rileggetevi il documento Veterum Sapientia del beato Giovanni XXIII ( che sempre celebro’ in latino). Oremus