

Mezzanotte è passata, ma non è finita. Come diceva Eduardo. Ormai i giochi sono fatti e attendiamo la fumata, o le fumate per conoscere il futuro capo del Pd sardo. Ma che fatica. Altro che Titanic qui siamo sul tappeto di un incontro all’ultimo sangue, dove rimarranno stesi ed agonizzanti i futuri componenti di un partito unico (PD) che dovrebbe, fra poco più di un anno battere il centro destra bramoso di tornare al potere. Ci eravamo chiesti :«perché lo fanno?» quando sentimmo il diktat di Calvisi (DS) che escludeva, tallonato da Fadda (DL), il fatto e la possibilità che “il capo del partito fosse anche il capo del governo” (perché di questo si tratta) e rimanemmo perplessi perché un po’ dappertutto è invece questo che accade. Ci fidavamo di Pasquino e Sartori. Poi abbiamo scoperto che i due segretari erano in buona compagnia perché Jasmine la Forgia la pensava esattamente come loro e cassava Pasquino. Salvo, però, il terzo incomodo; perché Polistena, evidentemente più buonista, metteva pace fra i due : «penso non ci sia difficoltà se il capo del partito diventa capo del governo purché, passando al ruolo istituzionale, lasci il partito»; una specie di mantello di San Martino insomma. Andammo a dormire beati e sorridenti. Qualche ora fa, leggendo i giornali, la mazzata. L’ineffabile Calvisi, sempre tallonato da Fadda rifiuta di firmare un patto (condito da una circospetta diffidenza) proposto da Soru (il Governatore, come odia essere chiamato). E spara: «basta una stretta di mano». Ed è qui che mi è venuta in mente la figura dei sensali, cavallanti e bovari. Una bella sputazzata sulla mano e via. La vacca è venduta. Molto umilmente penso che in politica le cose non vadano esattamente così perché qui le sputazzate sulla mano valgono quanto i giuramenti con il piede sollevato. Mi spiego. Il sardo è molto prudente: ha in uggia la giustizia, teme Dio e la sua vendetta, ma l’ineluttabile corso delle cose lo porta spesso nelle aule dei tribunali. In queste sale la tentazione omertosa è dietro l’angolo. Cosa t’aveva inventato l’antico pastore per non scontentare né il giudice, né gli accusati e nemmeno Dio (perché giurare il falso è peccato) : giurava, ma con un piede sollevato da terra (ahi quanti vecchi pretori controllavano la postura del teste, altro che vedere se guardava a sinistra) e così si autorizzava a mentire autoassolvendosi di fronte a Dio e Giudice e , per buona misura, evitando il rischio di una fucilata da dietro un lentischio. Ma non sono passati i tempi dei bovari? Perché Grozio e Victorio hanno inventato la diplomazia ed i patti scritti? Ho una paura , siamo alla soglia del referendum sulla legge statutaria, che qualcuno venga a dire, ma che legge e legge, mettiamoci d’accordo, “alla maniera dei sensali”.
Una stretta di mano, alla maniera dei cavallanti
Settembre 13, 2007 di arouetvoltaire
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