
Pino Polistena in una discussione fra il professor Pasquino e Jasmine la Morgia intorno al binomio leader di partito/capo del governo scrive «Credo che un modello diverso di partito, assolutamente necessario oggi, debba prevedere una vera distinzione dei ruoli per favorire un vero scambio sinergico tra ambiti. Credo anche che una volta colta questa distinzione non ci sia difficoltà se il capo del partito diventa capo del governo purché, passando al ruolo istituzionale, lasci il partito. In questo momento storico nel quale il ceto politico viene messo in discussione in modo totale bisogna che veramente i partiti cessino di occupare le istituzioni e questo risultato passa attraverso una distinzione che è nelle cose e solo per prassi viene ignorata; che questa prassi sia anche quella inglese non è un argomento;io ammiro il modello anglosassone ma non dimentichiamo che gli Inglesi rifiutando il calendario gregoriano hanno dovuto fare un mea culpa 200 anni dopo, in altre parole non sono mica infallibili.. {Pino Polistena il 1 Giugno 2007}».
E l’affermazione della La Morgia era durissima quando affermava « E’ utile ricordare che la figura del leader del partito che diventa capo del governo è un modello leninista passato alle dittature di destra e poi assunto nei sistemi politici “democratici” per la sua efficacia come strumento di conservazione del potere». La discussione/dibattito accesasi fra i fautori della teoria classica come Pasquino (pur con tutti i distinguo che pone) e chi vorrebbe una netta separazione dei ruoli è in corso e merita tutta la nostra attenzione. Ma non vediamo o sentiamo niente di simile o equiparabile livello nella lotta a coltello, vanamente temperata da Calvisi, che si sta svolgendo in seno ai DS –la Margherita tace come per un accordo non detto- fra i sostenitori di Tore Cerchi (vedi Giorgio Melis col giornale di Onorato) e quelli di Antonello Cabras.
Fra i partiti non interessati al “comando” del futuro PD si nutrono timori di un’azione “ad escludendum” che però è già in atto e nessuno pare abbia la capacità di affrontarla, anzi di averla mai saputa affrontare visti i risultati sino ad ora ottenuti.
Se è vero, come è vero, che è consolidata e diffusa la tendenza ad escludere tutta la sinistra non diessina dal governo (vedi il nuovo centro di Pezzotta, Riccardi e persino Carl Rowe appena dimessosi dalla Casa Bianca) .
Questo è il problema in tutta Italia mentre ci attende la manifestazione del 20 ottobre, la Sinistra (o cosa rossa come non ci piace chiamarla è in stallo). Sulla stampa e nelle segreterie si fa un gran chiasso contro e su Soru mentre gli si è alleati e poi ci si lamenta che va per la sua strada. Non è più tempo del “porgi l’altra guancia” ed i falsi politici ne pagheranno il fio.
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[...] che il progetto volto alla creazione del nuovo soggetto politico, lungi dal rispondere alle esigenze di rinnovamento continuamente richiamate dai sostenitori di Piero Fassino, fosse in realtà animato da mere logiche [...]
[...] poco più di un anno battere il centro destra bramoso di tornare al potere. Ci eravamo chiesti :«perché lo fanno?» quando sentimmo il diktat di Calvisi (DS) che escludeva, tallonato da Fadda (DL), il fatto e la [...]