Breve nota a margine di un convegno sulle morti a Ciudad Juarez fra Mexico e USA
di Maria Carla Floris *
L’occasione della richiesta di un mio intervento in seno ad una manifestazione sulla parità dei diritti mi ha portato ad alcune considerazioni in merito all’enorme sfruttamento che viene compiuto nel mondo del lavoro sulle donne ed i minori. Soprattutto, in tale occasione, si presentava l’opportunità di dare un piccolo contributo alla conoscenza del massacro di giovani donne, pare ad opera di benestanti e mafiosi del luogo -e comunque con la connivenza ed il disinteresse delle autorità messicane-, che sta avvenendo in un cittadina -al confine fra Messico e Stati Uniti d’America- eletta da parecchie multinazionali a centro di fabbriche di assemblaggio a bassissimo costo e a manodopera prevalentemente femminile, le maquilladoras.
E’ bene chiedersi come mai, più di cento milioni di donne manchino all’appello nel mondo, quasi fossero scomparse nel nulla e lo dobbiamo fare urlando al mondo la nostra rabbia per tale vergogna!
Queste donne, evidentemente rappresentano -insieme ai minori- l’anello più debole della nostra società; tutte loro, come le ragazze di Ciudad Juárez, sono spinte ad abbandonare le loro famiglie e la loro casa, quando pure ne hanno una, perché costrette dalla disperata ricerca di un lavoro che consenta di sopravvivere e crescere i propri figli .
IL LAVORO che dovrebbe essere un diritto inviolabile di tutti gli individui si trasforma per queste donne in una trappola mortale. Tante tantissime e soprattutto giovani, hanno pensato di poter trovare uno spiraglio per la loro povera esistenza nelle maquiladoras trovando invece violenza, atroci torture ed infine e quasi sempre la morte.
Ma domandiamoci, questa volta alzando la voce, perché le donne, ancora una volta pagano il prezzo più alto, in questo mondo fatto di differenze e discriminazioni sino all’estremo di essere private persino del diritto di vivere!
Ciudad Juárez, stato di Chihuahua, Messico rappresenta ciò che di peggio l’uomo è capace di produrre: droga, violenza, corruzione.
Una città invasa da fabbriche nate solo per l’esportazione mondiale grazie al bassissimo costo della manodopera e alla totale assenza di regole. Le donne giungono a Juàrez da ogni parte del Messico e dell’America centrale, alla ricerca di un lavoro che paradossalmente, per le più giovani, si concentra solo in turni di notte
A Juárez, il costo della vita è paragonabile a quello di El Paso e i salari nelle maquiladoras non superano in media i 4$ USA al giorno per dieci ore di lavoro, un classico esempio di città globalizzata, dove non può sorprendere il fatto che molte ragazze scompaiano all’alba o la notte, all’uscita dal lavoro e anche in pieno giorno senza che nessuno se ne voglia rendere conto e prendere carico perché nulla in quella città è destinato a soddisfare i bisogni primari dell’individuo, ma solo a garantire un profitto. Nonostante questa manodopera a bassissimo costo garantisca altissimi profitti i padroni delle maquiladoras non partecipano in nessun modo allo sviluppo della città malgrado tutti i vantaggi (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) di cui beneficiano.
Un lavoro ingente sarebbe necessario e parecchie risorse finanziare dovrebbero essere stanziate solo per asfaltare le strade che ancora non lo sono (il 44%), senza contare l’illuminazione spesso insufficiente e l’organizzazione dei trasporti pubblici.
A ciò si aggiunga che Ciudad Juárez è una città violenta perché accoglie dal 1993, il cartello di narcotrafficanti più potente del Messico cui talune indagini esterne attribuiscono come frutto di rito iniziatico la cattura, lo stupro le sevizie ed infine la morte di oltre un migliaio di giovani donne.
Ma come si può stare indifferenti di fronte a tutto ciò? Bisogna attivarsi con tutti i mezzi in nostro possesso per urlare al mondo questa crudeltà e vergogna che si sta consumando ai danni delle donne. Il cinema grazie alla pellicola diretta da Gregory Nava e censurata in Messico, “Bordertown”, ha dato un grande contributo affinché un barlume di così grande sconcezza avesse una risonanza mondiale e il mondo sapesse, ma è una goccia di speranza in quell’infinito mare di sangue.
* Assessore al Lavoro della Provincia di Cagliari e dirigente del PdCI cagliaritano
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trovo molto interessante questo articolo dedicato alle donne di ciudad juarez. sono una fan di jennifer lopez ed è grazie al suo film – bordertown- che adesso sono a conoscenza di ciò che a viene a pochi chilomentri da el paso.
è da cosi tanti anni che le donna a ciudad juarez continuano a sparire, sono nate varie associazioni da parte delle madri delle vittime alla ricerca di giustizia ( http://www.mujeresdejuarez.org) ma tutto questo non basta. in ogni parte del mondo, dove possibile, bisogna gridare aiuto al nome di tutte quelle ragazze, donne, bambine, figlie, madri, che tutt’oggi continuano a sparire!
ni una mas!
grazie al film “bordertown” sono venuto a conoscenza di questa triste situazione. sono rimasto particolarmente colpito da quello che succede a juarez, e vorrei discutere il problema in sede di esami di maturità… avrei una richiesta, se per favore qualcuno potesse indicarmi il nome di qualche multinazionale che assembla componenti nelle maquilladoras di ciudad de juarez.
grazie.
Matteo.